TURISMO SOLIDALE IN GHANA – Luglio 2008

ghana-viaggio-124.jpg 

Mariaelena, Raffaella, Silvia, Beppe e l’autista Nelson alla partenza dalla casa dei Missionari Comboniani di Accra (New-Achimota) per il grande tour del Ghana.

E’ stato un viaggio molto intenso ed anche faticoso in cui abbiamo percorso quasi 5.000 km passando dall’oceano, alla foresta, alla savana. Abbiamo visitato le città importanti e i siti storici legati alla tratta degli schiavi; visto l’imponente università, ma anche il degrado e gli slums della capitale. Naturalmente abbiamo visto molti dei nostri progetti e i bambini adottati. 

Siamo stati accolti ed ospitati con tanto affetto da padre Eugenio, dal parroco di Chereponi, dalle Suore Carmelitane di Tamale e nella casa-famiglia Providence Home dove le danze e i canti di benvenuto dei bambini ci hanno proprio scaldato il cuore.

Abbiamo visto paesaggi stupendi, cieli mozzafiato (quando non pioveva), molti aspetti della poliedrica e contradditoria vita quotidiana ghanese, tra cui i mercati e il ritorno dalla pesca – un antico rito di tutto il villaggio – le lunghe Messe piene di canti, balli ed autentica religiosità, la povertà estrema e le durissime difficoltà vissute però senza angoscia, il traffico caotico, il placido fiume Volta, i maestosi baobab …..

Sono state una ridda di emozioni e sensazioni difficili da descrivere ma Silvia è riuscita ad esprimerle e generosamente le condivide con tutti noi:

Prima di partire per questo viaggio avevo deciso che avrei vissuto tutto intensamente, concentrandomi su ogni suono, colore, emozione, occhi, canti, sorrisi …. e una volta tornata avrei semplicemente “lasciato andare” tutte queste cose …. e ora mi trovo qui, Morbegno, le sue strade, le sue persone, i suoi posti …. e cerco con tutte le mie forze di richiamare a me quell’energia vissuta in Ghana, di non lasciarla andare: chiudo gli occhi e rivedo i sorrisi di tantissimi bambini e sento tristezza, abbandono, umiltà, paura, indifferenza …. sento tutto questo ma non sento l’angoscia, non sento la disperazione …. rivedo tutte quelle emozioni ma sono solo sullo sfondo perchè in primo piano c’è una profondissima gioia e serenità.

Ogni sera andavo a dormire pensando di essermi fatta un’idea su come possano in Africa funzionare le cose e ogni mattina questa idea veniva disconfermata. Ogni giorno emozioni dure, nude, crude, senza sfumature di colore, era un’Africa di contrasti, di chiari e di scuri, forte come la natura che si faceva sentire. Sì, forse è questo che mi porto a casa, forse il fatto che non sia possibile crearsi un’idea dell’Africa, non sia possibile descriverla a parole, ma sia possibile solo farne esperienza; così come adesso è viva e reale dentro di me la sensazione di gioia provata che si diffonde in tutto il mio corpo senza alcuna spiegazione logica.

Non ho mai cercato l’Africa razionalmente e quando mi chiedevano perchè volevo andarci non sapevo dare una risposta; quello che so è che si è trovata sulla mia strada e che lì, vicino all’oceano, ad Aflao nella casa-famiglia, al Nord a Chereponi, lì in mezzo allo sporco, alle fognature a cielo aperto, in mezzo ai mercati colorati, lì mentre le bambine mi facevano le treccine, mentre le ascoltavo cantare, mentre per mano ballavamo, mi sono completamente dimenticata di me stessa, delle mie paure, delle mie ambizioni, dei miei sogni. Non è stato facile andare fino in fondo, ma come ha detto un giorno una persona che conosco “la missione è perchè io sono viva e lo voglio gridare a tutto il mondo che muore nel corpo e nello spirito e devo per forza testimoniare per rimanere viva, per non tradirmi”.